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IL CERCHIO si chiude: Sean Parker, il ragazzo che nel 1999 creò Napster assieme a Shawn Fanning, aprendo l’era del download di massa e minando così le basi dell’intera industria discografica, sta per comprarsi una casa discografica.

La cordata avrebbe buone possibilità di riuscita visto che, secondo il Journal, è l’unica ad aver fatto un offerta che comprende sia la casa discografica che la parte che si occupa di edizioni.Il Wall Street Journal segnala che la partecipazione di Parker “non sarà materiale”, ovvero che il suo contributo non dovrebbe essere economico, anche se il trentaduenne imprenditore americano ha nel suo portafoglio diversi milioni di dollari, avendo una quota del sette per cento di Facebook, che ha contribuito a lanciare, una partecipazione in Spotify e diversi altri interessi attraverso il venture capital di Founders Fund, di cui è socio dirigente.

E’ un imprenditore di tipo nuovo, un visionario, che immagina “il business di Internet come un modo di ri-architettare la società”.

Non foss’altro che per il fatto che Parker può essere il primo a dare una scossa positiva ad un industria che ancora non ha capito da che parte va il mondo, che cosa è la rete, come possono essere usati il social networking e la condivisione, quali possono essere le straordinarie possibilità per il mondo della musica.

Fonte:
http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/03/16/news/sean_parker_napster_warner-13675919/?ref=HREC2-4

PER PARTECIPARE ALL’INIZIATIVA SCRIVI DIRETTAMENTE AL MINISTRO TREMONTI Signor Ministro,in vista della scelta di destinazione dell’8 per mille irpef, Le chiedo di farmi sapere come lo Stato intende spendere i fondi riservati alla quota statale, ed in particolare:-se anche quest’anno 80 milioni del fondo statale saranno ‘rubati’ rispetto alle loro originali finalità;-quale sarà la ripartizione tra le quattro diverse finalità previste dalla legge, ed in particolare quali quote si prevedono per il terremoto in Abruzzo, la fame nel mondo e l’assistenza ai rifugiati;- se tra gli interventi per il restauro dei beni culturali saranno esclusi quelli relativi ad immobili ecclesiastici, già finanziati con il miliardo di euro annualmente versato alla Conferenza episcopale italiano.IL TESTO INTEGRALE DELLA PRIMA LETTERA INVIATA AL MINISTRO MARONI Al Ministro dell’economia e delle finanze”

Le nostre considerazioni sul carattere davvero poco trasparente del meccanismo di ripartizione previsto dalla legge, soprattutto per quanto riguarda la destinazione delle quote dei cittadini che non esprimono una scelta, Le sono certamente note, e su questo non mancherà occasione di proseguire il confronto e lo scontro – anche in ciò sta la nobiltà della politica – tra la Sua posizione e la nostra.

Come sa, riteniamo – da radicali quali siamo – che le leggi, anche quelle che si ritengono più ingiuste o sbagliate, vadano, fin tanto che sono in vigore, rispettate ed attuate nel migliore dei modi, e proprio per questo ci rivolgiamo a Lei: perché possa fare tutto quanto è nelle Sue possibilità – e nei doveri del Suo Ufficio – per mettere gli italiani in condizioni di compiere una scelta pienamente informata, almeno per quanto riguarda l’impiego della quota di otto per mille di spettanza dello Stato, pari a oltre 120 milioni di euro ogni anno.”

Come Ella sa, la legge prevede che lo Stato debba destinare i suoi fondi ad interventi straordinari per combattere la fame nel mondo, affrontare le calamità naturali, garantire l’assistenza ai rifugiati e la conservazione dei beni culturali; ciononostante, in questi anni i Governi sono spesso venuti meno rispetto a quanto previsto dalle norme, sia distogliendo attraverso le leggi finanziarie somme importanti – da ultimo, 80 milioni di euro – alla quota otto per mille dello Stato, sia destinando i rimanenti fondi statali alla ristrutturazione di immobili ecclesiastici, il che, stando a quanto previsto dalla legge, dovrebbe rientrare invece nella quota di otto per mille (circa un miliardo di euro) che ogni anno lo Stato versa alla Conferenza episcopale italiana.”

Fonte:
http://www.radicali.it/view.php?id=156889

Insieme sul palco di Unity, davanti a migliaia di persone, in nome dell’armonia ritrovata del partito democratico dopo la lacerante battaglia delle primarie. Barack Obama e Hillary Clinton hanno fuso le loro campagne e sincronizzato il messaggio con un unico obiettivo: eleggere Obama prossimo presidente degli Stati Uniti. «Abbiamo davvero bisogno di lei, abbiamo bisogno di Bill Clinton, non solo la mia campagna ma il nostro Paese, per far rivivere il sogno americano in ogni angolo di America», ha detto Obama, che giovedì aveva staccato un assegno da 2.300 dollari per aiutare l’ex rivale a pagare i debiti e l’ha cavallerescamente ospitata sull’aereo della sua campagna a beneficio delle telecamere e dei giornalisti. In una giornata torrida (almeno due spettatori sono svenuti) il primo comizio congiunto delle due star del partito democratico nel bucolico villaggio del New Hampshire era stato attentamente coreografato fin nei minimi dettagli: la cravatta azzurra di lui in tinta con l’abito pantaloni color pervinca di lei. «La strada che parte da Unity porta ai gradini del Campidoglio, quando Barack Obama giurerà da presidente», ha proclamato l’ex First Lady scherzando sul «dialogo vivace» degli ultimi mesi di «testa a testa» ma soprattutto lanciando un appello ai suoi sostenitori che minacciano di disertare le urne a novembre o peggio, di votare per il candidato repubblicano John McCain: «Non lo fate». 1. <br><br><small>Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76667 </small>

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