Archiviazioni mensili: Febbraio 2009

Fiat ha siglato un’intesa per una nuova linea di credito da un miliardo di euro: di durata triennale, e disponibile per le esigenze finanziarie del gruppo. Il pool di banche sottoscrittrici è formato da Calyon, Intesa Sanpaolo e Unicredit Markets and Investments Banking. Il Lingotto – che ieri ha depositato il progetto di bilancio, dove si legge fra l’altro che i compensi 2008 al presidente Montezemolo e all’ad Marchionne sono di 3,4 milioni ciascuno – ha confermato la notizia senza ulteriori particolari. La notizia, uscita a mercati chiusi, non ha potuto avere influssi positivi sul titolo, che ieri ha vissuto l’ennesima giornata difficile, a conclusione di una settimana negativa: Fiat ha chiuso infatti in calo del 3,65% a 3,75 euro, mantenendosi però al di sopra del minimo di 3,34 euro toccato lo scorso 23 gennaio.Si è appreso invece che sono 8.200 i lavoratori Fiat che complessivamente rientreranno dalla cassa integrazione per tre settimane negli stabilimenti italiani del gruppo.Intanto sulle auto e sugli incentivi alla rottamazione è braccio di ferro tra Bruxelles, che agita lo spettro del protezionismo, e il governo italiano. La giornata si è aperta con i dubbi della Commissione europea, che dichiara di nutrire «qualche preoccupazione» sul piano da 1,2 miliardi varato dall’Italia ma il ministro per le politiche con la Ue Andrea Ronchi replica immediatamente: il provvedimento è «perfettamente in linea» con le indicazioni di Bruxelles.

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Si chiama Ivan Olita, 21 anni, madre russa e padre veneto: ecco un modello, finalmente italiano, almeno per metà. Parla in fretta, lo si capisce solo in parte. Forse non è un male. Ha fatto intendere che a ragazze va forte. «Ma tu prometti di riportarle a casa a mezzanotte?» gli ha chiesto, sornione, Bonolis. E lui: «Anche prima, se non facciamo zumpa, zumpa». Viva l’Italia, anche a metà.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=330494

Da Gianni Letta a Pippo Baudo, da Enrico Montesano a Walter Veltroni, da Rodolfo Laganà a Renato Schifani. Tanti, tantissimi i personaggi della politica e del mondo dello spettacolo venuti a rendere l’ultimo saluto a Oreste Lionello, indimenticabile cabarattista, famoso soprattutto per aver dato una voce italiana a Woody Allen. Ieri nella camera ardente allestita nella sala della Protomoteca in Campidoglio è stato un viavai continuo di romani.Ad accogliere i visitatori, Giuliana, la compagna di Lionello, i figli e gli amici più intimi. «È stato un vero maestro – ha ricordato Pippo Baudo – una persona che davvero quando recitava insegnava a recitare. Fu una delle prime persone che conobbi a Roma, ci siamo subito voluti bene e poi in 50 anni non ci siamo mai lasciati». Baudo ricorda poi «Cinquant’anni di lavoro e di amicizia». «Ricordo quando dedicai una “Domenica In” ai suoi 80 anni, quando lui venne ospite e facemmo il maggior ascolto», rievoca ancora Baudo. Sui banchetti allestiti a pochi metri dal feretro si leggono tante frasi di ringraziamento al «maestro» lasciate da allievi e colleghi: «Caro Oreste dopo tanti anni lavorando accanto a te ho imparato il mestiere del cabarettista, sei stato formidabile, sono un giovane attore cresciuto con il tuo mito, le mie imitazioni sono nate grazie alle tue»; «caro maestro eri l’unico dei miei illustri colleghi che mi faceva ridere, ora come farò».

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Parla di mutamento e (tras)migrazione la collettiva in programma allo Spazio per le arti contemporanee del Broletto di Pavia. «Passaggi di Stato. (S)materializzazioni di mondi poetici» (a cura di Matteo Bergamini) propone (fino a domenica 22 febbraio) le opere di dieci giovani artisti, tutti provenienti dall’Accademia di Brera. Filo conduttore, la variazione. Un metamorfosi però che, al contrario del titolo, non si presenta sottoforma scientifica ma poetica. «Il passaggio di stato dell’arte – spiega Bergamini – è una trasmigrazione del reale e della sua poco interessante vita, dalla piatta superficie di ciò che si manifesta a un altrove in grado di rimandare a una serie, se non infinita quanto meno numerosa, di nuove possibilità di significato. Basta saper accettare le conseguenze della trasformazione (totale o parziale), che mette inevitabilmente in discussione le basi prestabilite dell’esistenza». Come succede in fisica, dove gli elementi mutano in base all’energia che viene loro trasmessa o negata, così fa l’artista: prestabilito un oggetto, decide quale nuovo senso attribuirgli. «È un po’ la vecchia lezione di Duchamp, e le opere che ho scelto per la mostra, poetiche e visionarie, cercano in qualche modo di scardinare la logica della convenzionalità dell’arte». Foto, video e installazioni mettono in luce il rovescio misterioso dell’anima di un corpo, la possibilità magica che hanno determinati oggetti nella narrazione di una storia che comunemente non parrebbe appartenergli.

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Parla di mutamento e (tras)migrazione la collettiva in programma allo Spazio per le arti contemporanee del Broletto di Pavia. «Passaggi di Stato. (S)materializzazioni di mondi poetici» (a cura di Matteo Bergamini) propone (fino a domenica 22 febbraio) le opere di dieci giovani artisti, tutti provenienti dall’Accademia di Brera. Filo conduttore, la variazione. Un metamorfosi però che, al contrario del titolo, non si presenta sottoforma scientifica ma poetica. «Il passaggio di stato dell’arte – spiega Bergamini – è una trasmigrazione del reale e della sua poco interessante vita, dalla piatta superficie di ciò che si manifesta a un altrove in grado di rimandare a una serie, se non infinita quanto meno numerosa, di nuove possibilità di significato. Basta saper accettare le conseguenze della trasformazione (totale o parziale), che mette inevitabilmente in discussione le basi prestabilite dell’esistenza». Come succede in fisica, dove gli elementi mutano in base all’energia che viene loro trasmessa o negata, così fa l’artista: prestabilito un oggetto, decide quale nuovo senso attribuirgli. «È un po’ la vecchia lezione di Duchamp, e le opere che ho scelto per la mostra, poetiche e visionarie, cercano in qualche modo di scardinare la logica della convenzionalità dell’arte». Foto, video e installazioni mettono in luce il rovescio misterioso dell’anima di un corpo, la possibilità magica che hanno determinati oggetti nella narrazione di una storia che comunemente non parrebbe appartenergli.

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Si chiama Ivan Olita, 21 anni, madre russa e padre veneto: ecco un modello, finalmente italiano, almeno per metà. Parla in fretta, lo si capisce solo in parte. Forse non è un male. Ha fatto intendere che a ragazze va forte. «Ma tu prometti di riportarle a casa a mezzanotte?» gli ha chiesto, sornione, Bonolis. E lui: «Anche prima, se non facciamo zumpa, zumpa». Viva l’Italia, anche a metà.

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«Si riesce a sapere a che punto sta?». A Montecitorio la conferenza stampa di Antonio Di Pietro (nella foto) sarebbe dovuta già iniziare da qualche minuto, ma lo Stato maggiore dell’Idv e i giornalisti sono in attesa di Massimo Donadi. Il capogruppo alla Camera è in deciso ritardo e l’ex pm inizia a perdere la pazienza. «Dov’è? Volete dirmi dov’è?», ripete più d’una volta ai collaboratori che lo cercano sul telefonino. Da Donadi, però, nessuna risposta. E allora Tonino sbotta: «Se non riesce nemmeno a trovare la strada della Camera almeno abbia la bontà di farcelo sapere… ». Un sarcasmo colorato da un tono gelido, l’ex pm è a un passo dall’esplodere. «Mica possiamo stare tutti dietro a lui… ». Passa qualche secondo e anche il combattivo Tonino si arrende: «Nessuno è indispensabile. Cominciamo… ».

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